Le Tre Parole più Difficili da Dire

Le parole sono il mezzo più semplice e diretto che ogni giorno usiamo per esprimere i nostri sentimenti, i pensieri, le idee, le emozioni e tutto ciò che vogliamo comunicare agli altri; ci sono parole che hanno un impatto emotivo molto forte, che sono capaci di influenzare sia l’atteggiamento che lo stato d’animo di una persona e che  possono rendere la giornata (o la vita) più bella, o avere il potere di rovinare tutto nell’attimo in cui vengono pronunciate.

L’armonia nelle relazioni con le persone che ci circondano è data anche dalle parole che usiamo per comunicare con loro; le parole, dunque, hanno un’enorme importanza nella comunicazione e per questo è necessario dare loro la giusta attenzione ed il giusto valore che meritano.

Leggevo l’altro giorno una simpatica frase che diceva: “Le parole più difficili da dire sono: prestidigitazione, ineleggibilità, feninilanina, desossiribonucleico e scusa”. Questo vuol dire solo una cosa: aldilà della difficoltà fonetica nell’articolare alcuni vocaboli, ci sono parole semplici come “scusa” che qualcuno trova faticoso pronunciare.

A proposito di questo, oggi vorrei parlare di tre parole, apparentemente semplici, che però hanno un effetto molto forte e forse, anche per questo, vengono utilizzate davvero poco.

Le tre parole più difficili da dire:

Scusami/Perdonami

Scusarsi quando ci si rende conto di aver sbagliato non è un reato. Spesso però si evita di farlo perché il nostro ego è troppo forte e non vuole essere calpestato o sminuito, così si finisce per farsi prendere dalla rabbia piuttosto che ammettere di aver commesso un errore e di esprimere il nostro dispiacere per questo.

Chiedere scusa riflette la capacità di comprendere il punto di vista dell’altro e di entrare in empatia con i suoi sentimenti ma anche il desiderio di mantenere un rapporto positivo e pacifico, senza farsi dominare dall’arroganza e dall’orgoglio. La maggior parte dei rapporti, infatti, vengono compromessi proprio perché la parte che è nel torto, sopraffatta dall’ego, non riesce ad ammettere i propri errori, e così anche le relazioni più belle e durature finiscono per essere rovinate da un motivo banale.

Le scuse, in alcuni casi, possono essere il gesto più nobile che un uomo possa fare; inoltre esprimere il proprio rammarico per un’azione sbagliata del passato ha un effetto decisamente molto positivo per il futuro perché ci libera da quei sentimenti negativi come rancore, collera e astio che danneggiano non solo un legame ma anche il nostro equilibrio emotivo e per questo non ci fanno vivere serenamente.

Prendetevi la libertà di chiedere perdono quando sbagliate, chiedere scusa è una decisione consapevole, mai imposta, che deve partire da voi stessi e fatta con assoluta sincerità. Pensate ad una persona con cui avete rotto ogni rapporto a causa di un litigio o di un’incomprensione, chiedetevi se la colpa di questa rottura è stata interamente dell’altra persona o se forse anche voi avete sbagliato in qualcosa. Chiedetegli scusa per gli eventuali errori commessi da parte vostra, senza il timore di apparire vulnerabili, sbagliare è una cosa lecita e del tutto umana ed ammetterlo è un grande gesto di libertà, saggezza ed intelligenza.

Grazie

La parola grazie è una parola molto diffusa nel vocabolario comune, è sinonimo di educazione e di attenzione e la utilizziamo spesso come risposta “automatica” quando ci viene fatto un complimento, un regalo o un qualsiasi gesto di gentilezza. Alle persone fa piacere essere ringraziate per qualsiasi cosa perché in tutti c’è il bisogno di sentirsi importanti ed utili in qualche modo. Ma il “grazie” che ha più valore è quello che viene pronunciato quando dietro non c’è un motivo apparente che lo giustifichi.

Ringraziare una persona per la sua semplice presenza, è di certo un atto di gratitudine che non passa indifferente. Molto spesso diamo troppe cose per scontato e ci dimentichiamo di essere riconoscenti nei confronti delle persone che fanno parte della nostra vita. Cominciamo ad esprimere la nostra gratitudine ed il nostro apprezzamento alle persone più care senza avere paura di dirgli “grazie” per dimostrargli quanto la loro presenza è importante per noi.

La pratica della gratitudine, inoltre, dovrebbe essere parte integrante della nostra quotidianità: alzarsi al mattino e dire “grazie” per questo nuovo giorno che ci è stato concesso, grazie perché anche oggi abbiamo la possibilità di continuare questo cammino che si chiama Vita e grazie soprattutto perché ciò che riceviamo ogni giorno è molto di più rispetto a ciò che offriamo.

Ci sarebbero davvero migliaia di cose di cui essere grati ogni giorno, quindi cominciamo a dire grazie per queste cose e non continuiamo a vedere solo quelle su cui abbiamo qualcosa da lamentarci.

Ti Amo

E’ la parola con il più alto impatto emotivo, che porta con sè una forza positiva notevole, ma per molte persone è anche la più difficile da pronunciare.

Eppure l’amore è il più nobile dei sentimenti: cosa c’è di più bello che amare il prossimo?

Perché allora si ha così paura nell’esternarlo con le parole? Perché non dobbiamo far sapere alle persone quanto le amiamo?

L’espressione “ti amo” viene quasi sempre associata alla relazione di coppia, ma l’amore è un sentimento universale che si estende anche ai famigliari, agli amici, agli animali. L’amore e le sensazioni che questo sentimento suscita sono talmente meravigliose che non vale la pena tenersele per sé, eppure ci sono persone che si vergognano nell’esternare queste emozioni, forse perché temono di apparire vulnerabili, troppo sentimentalisti o sdolcinati oppure di non essere ricambiati allo stesso modo. In un certo senso dire “ti amo” è come spogliarsi, è una sorta di nudità emozionale in cui i nostri sentimenti vengono tirati fuori e messi alla mercé del giudizio altrui, ed è anche per questa ragione che si ha difficoltà nel pronunciare queste due parole.

La società di certo contribuisce ad istaurare questi pregiudizi, la parola “ti amo” diventa sinonimo di debolezza ed è come se fosse quasi un tabù, qualcosa da evitare, che può creare imbarazzo e disagio. Gli stessi genitori non riescono a dire ai propri figli quanto bene e amore provano per loro e così anche i figli, da adulti, avranno difficoltà ad esternare queste emozioni. Questa catena non si spezzerà mai se non siamo noi i primi ad intervenire.

L’amore, che porta con sé ammirazione, rispetto e stima, richiede coraggio nell’essere esternato, dire ti amo/ ti voglio bene ad un amico o ad un genitore potrebbe risultare per alcuni un gesto troppo audace,  ma è di certo un’azione positiva, e come tutte le azioni positive non potranno mai produrre un danno, al contrario, le conseguenze e le ricompense che ne derivano vi renderanno sorprendentemente felici.

Quali sono per voi le parole più difficili da dire? E perché?

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4 commenti su “Le Tre Parole più Difficili da Dire

  1. Giuliana

    Per me è molto difficile dire “Ho sbagliato”, specie sul lavoro. Sono una persona che pretende molto da sè stessa e che ci mette molto impegno nelle cose che fa, quindi quando commetto un errore ci rimango un po’ male, e faccio fatica ad ammetterlo. Sto cercando di imparare, e di metabolizzare il fatto che non esiste la perfezione (per fortuna!)
    Invece, “grazie” e “ti amo” li dico con grande gioia, mentre “scusami” a volte faccio una leggera fatica, anche perchè presuppone l’ammettere di aver sbagliato, e quindi torniamo al discorso sopra… ;P

    E per te, Ida, quali sono le parole più difficili da pronunciare?
    Un abbraccio,
    Giuliana

    1. Ida Post author

      Ciao dolce Giuly, mettere molto impegno nelle cose che si fanno non è da tutti e per questo devi essere orgogliosa di te stessa; ammettere eventuali errori (sul lavoro come nella vita) non è sempre facile perchè anche in questo caso c’è di mezzo quella piccola (si fa per dire) cosina chiamata “ego” che vuole a tutti i costi prevalere..
      Le parole per me più difficili da pronunciare? Sicuramente sono “li vuoi quei kiwi?” :) Prova a dirlo velocemente se ci riesci! :) Scherzi a parte, anche io facevo fatica a dire “ho sbagliato” ma poi ho deciso di sciogliere tutti quei blocchi che non mi permettevano di dirlo. Come ho fatto? Semplicemente lo dico e basta, senza pensarci sù, senza rimuginare dentro, con un sorriso..e tutto diventa più semplice!
      Un abbraccione anche a Te, Ida.

  2. Rosario

    ciao. sto leggendo qualche articolo di questo sito. ho anch’io una situazione interna non facile a causa dei condizionamenti esterni, del bullismo e del non essere stato tanto libero e soprattutto non me l’hanno insegnato. so che il preambolo valrebbe per un altro articolo che ho letto in precedenza (Essere Se Stessi per Essere Liberi)

    vedo spesso che si utilizza il termine società.

    un po’ la filosofia liceale e qualche pensiero, mi ha permesso di analizzare che la società, che si vede come un’ente esterno, mentre non è altro che l’unione di singoli.

    più singoli od anche il singolo stesso formano un famiglia(nucleo principale)- nel caso di singolo si parlava di famiglia mononucleare-, l’unione di famiglie crea una società e così via.

    quindi non è la società estesa a farti omologare, ma il nucleo ed il singolo stesso.

    si ragiona purtroppo vedendo che l’accettazione sia l’uguagliarsi per far parte di un “branco”. la famiglia ne è il primo che viene messo in discussione in adolescenza.

    il primo insegnamento purtroppo viene proprio dalle famiglie che molte volte devastano la prole con concetti che a loro stessi sono stati insegnati, ma che nessuno li smonta in altri ambiti. la scuola è un altro covo di imbrigliatori di menti.

    io e sono un esempio in quanto le parole difficili da dire sono tante, perchè nessuno mia ha insegnato il significato, tanto che per me non mancano di valore e spero di riacquisirle presto ed al meglio (ecco perchè scrivo quì).

    per questo motivo, se nelle scuole ci fossero esperti (psicologi) che facessero un’ora di “benessere” anche al posto di religione (nota come oppio dei popoli ed usata per tenere a bada – molti sensi di colpa vengono insegnati proprio dalla fede che per prima condana il piacere in virtù di un’uomo osannato come un “anedonista”), cominciando dalle scuole inferiori, dove le menti per natura apprendono più facilmente e sono più malleabili ai cambiamenti e possono imparare a stare bene sin da piccoli.

    la scuola è nata per insegnare, ma purtroppo molte volte anche i sentimenti e le emozioni vanno insegnate. quindi dove fallisce la famiglia dovrebbe intervenire la scuola, perchè in essa gli alunni mettono in atto comportamenti che pochissimi insegnati sanno leggere, ma che gli psicologi vedono da lontano un miglio.

    forse da quando sono in psicoterapia sono favorevole agli psicologi in ogni dove. essi servono anche quando il soggetto sta bene, perchè può sempre migliorare se vuole.

    detto ciò. è inutile vedere la società come esterna, perchè la società siamo noi singoli, poichè il piccolo rispecchia il grande e non il contrario è proprio come la politica.

    e sopratutto le parole sono difficili da dire perchè conoscere è stessi, amarsi ecc. (prendo gli argomenti dagli articoli che ho letto) non viene insegnato da chi ci accudisce il più delle volte.

    scusate l’intromissione.

    1. Ilie Aurel Palmaccio

      Rosario,
      E’ vero,molte volte la famiglia come nucleo principale non aiuta sicuramente la formazione del proprio “io” anche se da grandi ci accorgeremo che nessun’altra persona sarà in grado di farlo a parte noi stessi, ma come dici tu, sopratutto in età infantile/adolescenziale abbiamo bisogno di una “guida” che dovrebbe essere data anche dalla scuola.
      Da grandi questo percorso diventa molte volte insostenibile non essendo per l’appunto “abituati” e “formati” in questo campo.
      L’idea tua di uno psicologo/consulente scolastico è una cosa che io sostengo da molto tempo e la considero vitale per l’appunto dedicando anche un’ora a tutto questo dove si permette la libertà e l’individualità della persona.
      Andrebbero sistemate molte cose…incolpare persone che non hanno fatto quello che pensiamo avrebbero dovuto fare serve a poco ora come ora,avendo però consapevolezza di questo possiamo intanto fare piccoli passi per farci forza e iniziare da oggi… niente è inutile sopratutto quando è fatto per noi stessi.
      Un saluto,
      I.A.Palmaccio

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