Zona di Comfort: Cos’è e Perché ti Danneggia

Uno dei primi concetti che ho dovuto approfondire, quando ho cominciato il mio percorso di crescita personale, è stato quello relativo alla zona di comfort.

Quando sentii questo termine per la prima volta mi immaginai un uomo seduto su un divano a guardare la tv con i pop corn da un lato e una bottiglia di birra dall’altro; in effetti, poi ho capito, che questa situazione per diversi motivi può collegarsi al concetto di zona di comfort, anche se il significato del termine è molto più vasto.

Una volta sentii paragonare la zona di comfort ad una bara con gli interni foderati di velluto.
Pensandoci bene è proprio così: molte persone semplicemente si trovano a proprio agio in questo “contenitore” tanto comodo e ben rivestito ma la realtà è che, nonostante tutto, sono morte..morte dentro.

Ad ogni modo, più leggevo sull’argomento e più mi rendevo conto, con grande meraviglia, che in tutti questi anni di vita avevo costruito intorno a me decine e decine di zone di comfort senza che me ne rendessi conto. Poi ho capito che se volevo davvero crescere, dovevo liberarmene al più presto perché restare rintanati in queste zone circoscritte significa vivere nella mediocrità ed essere schiavi della paura.

Che cos’è la zona di comfort?

La zona di comfort rappresenta i confini entro cui ci troviamo sufficientemente bene in particolari contesti della vita come: famiglia, salute, relazioni o lavoro. In poche parole è quel luogo comodissimo e sicuro che ci siamo creati basandoci sulle nostre esperienze e convinzioni ed in cui abbiamo raccolto tutte le nostre sicurezze ed abitudini. In questa zona non siamo esposti a rischi, siamo protetti da situazioni che possono causarci dolore o disagio ma soprattutto siamo sicuri di avere il pieno controllo di tutto perché in questo spazio accade esattamente solo ciò che ci aspettiamo.

Una zona di comfort, ad esempio, potrebbe riguardare il campo delle relazioni sociali: alcune persone hanno paura della solitudine o di fare nuove conoscenze, quindi, preferiscono non oltrepassare il confine ed accontentarsi di amicizie superficiali e poco stimolanti, che però gli danno la sicurezza di non restare sole.

Per altri, invece, la zona di comfort potrebbe riguardare il lavoro; molta gente, per paura di fallire,  preferisce fare un lavoro che non gli dà soddisfazioni piuttosto che rischiare di cambiarlo nascondendosi dietro al fatto che comunque hanno la sicurezza di avere un reddito per vivere.
In tutti questi casi, si cerca di restare nella propria zona di comfort, perché in questo modo ci si tiene lontani dalle situazioni che provocano ansia e paura.

Perchè la zona di comfort ti danneggia?

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma se una persona si trova così bene perché dovrebbe uscire dalla sua zona di comfort?

La risposta è semplice: anche se è molto comoda, la zona di comfort è pur sempre una gabbia! E nessun uomo può mai essere veramente felice quando è costretto a vivere in condizioni di “cattività”.
Ma ci sono anche altri diversi motivi per cui è necessario uscire dalla zona di comfort:

  • La zona di comfort rappresenta un limite alla felicità. Anche se nel nostro piccolo ed accogliente mondo di sicurezze ci troviamo bene e siamo apparentemente sereni, la sensazione è pur sempre limitata dalle barriere che abbiamo eretto. Fuori dai confini c’è una felicità ancora più grande che vale la pena scoprire.
  • Nella zona di comfort non c’è spazio per l’avventura e per le emozioni forti, tutto si riduce alla semplice sopravvivenza e come già abbiamo visto nell’articolo vivere o sopravvivere c’è una bella differenza fra le due scelte in termini di felicità e di realizzazione personale.
  • La zona di comfort limita il nostro potenziale e non ci permette di crescere. Se vogliamo migliorarci a livello fisico, emotivo, spirituale e mentale dobbiamo per forza uscire dal recinto in cui siamo entrati perché questo ostacola la nostra evoluzione ed in natura ogni cosa che smette di crescere, prima o poi ristagna e con il tempo muore.
  • Perché, come diceva un vecchio proverbio: “Chi non risica non rosica”, ovvero chi non rischia non otterrà mai nulla. Uscire dalla zona di comfort significa anche rischiare e mettersi in gioco, ma nel bene o nel male è necessario fare questo passo se vogliamo ottenere dei cambiamenti positivi nella nostra vita.
  • La vita è imprevedibile e piena di sorprese, se non  ci concediamo la possibilità di provare cose nuove, rimarremo per sempre ignari di tutte le meraviglie che ci aspettano fuori.

Insomma, uscire dalla zona di comfort, o almeno espanderne i confini, ha tutti i suoi vantaggi e ad un certo punto del cammino diventa assolutamente necessario. Se hai deciso di liberarti dei tuoi limiti, devi innanzitutto identificare le tue zone di comfort ovvero individuare quali sono i confini in cui sei prigioniero ed oltre i quali non riesci a spingerti. Qui trovi un semplice esercizio da fare per riconoscere facilmente queste aree. Ti basta un foglio, una penna ed un compasso (facoltativo)…e tanta volontà di migliorarti (obbligatoria)!

Consigli per approfondire l’argomento :

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4 commenti su “Zona di Comfort: Cos’è e Perché ti Danneggia

  1. Lycia

    Ciao Ida, ti seguo da molto, anzi credo che io sia stata una delle prime lettrici del tuo blog, non ho mai commentato i tuoi articoli anche se li ho trovati sempre bellissimi e molto utili per tante cose. Oggi mi sono decisa a venire fuori indovina perchè? Questo tuo articolo sulla zona di comfort mi ha fatto molto rilfettere e pensa e ripensa mi sono detta “ma vuoi vedere che la zona di comfort c’entra anche con il fatto dei miei mancati commenti”? Riflettendoci credo che sia proprio così perchè in fondo non ti ho mai scritto temendo di apparire sciocca, ma oggi ho trovato il coraggio di farlo anche perchè volevo una volta per tutte dimostrarti il mio apprezzamento. Grazie mille perchè scrivi sempre cose utili e bellissime che cerco di mettere in pratica quando posso. Tanti saluti,
    Lycia

    1. Ida Post author

      Ciao Lycia, per me è sempre un piacere ricevere commenti e messaggi dai lettori del blog, come potrei mai giudicarti sciocca? Non lo penserei nemmeno lontanamente e non devi pensarlo nemmeno tu! Hai perfettamente ragione, anche il fatto che tu fin’ora non abbia avuto il coraggio di scrivermi rappresenta una zona di comfort (seppur dalle dimensioni ridotte) e mi fa piacere che tu sia riuscita ad individuarla e ad espanderla…non ti senti meglio adesso?
      Ti ringrazio tantissimo per il commento, spero che questo sia solo il primo di una lunga serie..come hai visto non c’è nessun pericolo :)
      Ida

  2. Gigi

    Spesso mi ritrovo a fantasticare su come sarebbe la mia vita al di fuori dell’italia, in un paese lontano come brasile o thailandia. Non ce la faccio più ad andare avanti come precario e così mi rifugio in queste fantasie! Appena inizio a pensarci seriamente mi capita che inizio a crearmi 1000 paranoie. Come la prenderanno i miei genitori? riuscirò ad imparare la lingua? mi troverò bene? non è meglio accontentarsi di quel poco che sia?
    Credo che questo sia proprio un caso di zona di comfort, ma ad essere sinceri, il fatto di saperlo cambia ben poco :( nzi mi mette ancora più ansia.

  3. Ilie Aurel Palmaccio

    Ciao Gigi,
    Nella vita bisogna “vivere” e non “sopravvivere” e queste tue fantasie sono il segno di una volontà forte di vivere nel senso forte della parola.
    Non sono per niente strane le domande e i dubbi che ti assalgono appena cerchi di pensare a come organizzare un viaggio e un “trasferimento”. Il cambiamento in se per se spaventa tutti e quindi sei in buona compagnia.
    Quello che può di certo aiutarti è definire bene l’obiettivo (ci sono tecniche e formule per controllare se il tuo obiettivo è ben formato, se per caso si nasconde qualcosa di più forte dentro di te ecc..) e cominciare a fare dei passi concentrandosi su un solo problema alla volta e analizzare bene tutte le possibilità/reazioni/imprevisti (anche per questo ci sono tecniche molto efficaci).
    Il nostro cervello è un “cercatore di problemi” e quindi il suo compito è proteggerci dai pericoli ed entra in allarme appena c’è una situazione nuova e, non facendo distinzione tra immaginato e veramente accaduto (anche questo si può “sfruttare” a proprio favore) ecco che abbiamo queste paure che ci bloccano immaginando gli scenari peggiori.
    Questo non vuol dire buttarsi senza il minimo di organizzazione nella prima cosa che ci passa per la testa ma ripeto, ci sono molte buone tecniche che servono per affrontare situazioni come la tua.
    Nel caso tu ne voglia parlare puoi scrivermi per email a questo indirizzo: i.a.palmaccio@gmail.com
    Ti auguro il meglio,
    I.A.Palmaccio

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