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Una bellissima canzone sulla libertà

Ci sono scoperte che arrivano per caso, quasi in punta di piedi, e che poi restano. Non le cerchi, non le pianifichi — semplicemente accadono, nel momento più inaspettato, e quando ti accorgi di quello che hai trovato hai già la sensazione che quella cosa farà parte di te per sempre.

È esattamente quello che mi è successo qualche giorno fa, guardando un film.

Harold e Maude: un film che è già una dichiarazione

Il film si chiama “Harold e Maude”, diretto da Hal Ashby nel 1971, e se non lo avete ancora visto vi auguro di farlo al più presto — possibilmente in un pomeriggio grigio, con una tazza di tè caldo e nessun impegno imminente. È uno di quei film che non si classificano facilmente: commedia nera, storia d’amore, riflessione sulla morte e sulla vita, inno alla libertà individuale. Un po’ di tutto questo insieme, in modo stravagante e tenerissimo.

Harold è un giovane ricco, ossessionato dalla morte, che trascorre le giornate assistendo ai funerali di sconosciuti. Maude è una donna di quasi ottant’anni, sopravvissuta all’Olocausto, che vive con una leggerezza e una gioia contagiose, rubando fiori ai cimiteri per ridare loro la vita, guidando macchine altrui senza patente, ballando a piedi nudi nell’erba. Tra i due nasce un’amicizia — poi qualcosa di più — che è fondamentalmente una lezione: sulla bellezza di esistere, sulla futilità della paura, sul coraggio di essere davvero sé stessi fino in fondo.

Il film è accompagnato per quasi tutta la sua durata dalla musica di Cat Stevens — e una delle canzoni della colonna sonora è quella che voglio raccontarvi oggi.

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Cat Stevens e la canzone che non mi stanco di ascoltare

Si intitola “If You Want to Sing Out, Sing Out“ — “Se vuoi cantare ad alta voce, canta ad alta voce” — ed è una di quelle canzoni che sembrano scritte apposta per essere ascoltate quando si ha bisogno di ricordare una cosa importante: che siamo liberi.

Non è una canzone complicata. Non ha arrangiamenti elaborati, non cerca di stupire con virtuosismi tecnici. Ha una chitarra, una voce calda, e parole che arrivano dritte al punto con la semplicità disarmante di chi sa esattamente cosa vuole dire.

Il messaggio che attraversa ogni verso è uno solo, declinato in mille modi diversi: hai il permesso di essere ciò che sei. Puoi cantare o stare in silenzio, puoi dire sì o dire no, puoi scegliere la strada alta o quella bassa, puoi essere te stesso o ispirarti a qualcun altro — l’importante è che la scelta sia tua, davvero tua, e non il risultato di paure, aspettative altrui o abitudini che non hai mai messo in discussione.

Cat Stevens ripete questo messaggio con la pazienza amorevole di qualcuno che sa quanto facilmente ce ne dimentichiamo. Come se volesse assicurarsi che arrivi davvero, che penetri attraverso tutti gli strati di condizionamento che ci portiamo addosso. Ci sono un milione di cose che puoi essere. Ci sono un milione di strade da prendere. Lo sai, vero?

E forse il punto è proprio quello: lo sappiamo, ma ce lo dimentichiamo continuamente.

Una canzone per tutti

Quello che mi ha colpito fin dal primo ascolto è che questa canzone non ha un pubblico preciso. Non è scritta per i giovani in cerca di sé stessi, né per gli adulti che si sono persi lungo la strada, né per i bambini che ancora non hanno imparato ad avere paura del giudizio altrui. È per tutti, nello stesso momento, con la stessa intensità.

Forse perché la libertà — quella vera, quella di essere autenticamente sé stessi — è una conquista che non si fa una volta sola e poi si tiene per sempre. Va riconquistata ogni giorno, ogni volta che qualcosa — la timidezza, la convenzione, la stanchezza — ci spinge a rinunciare a un pezzo di noi stessi per quieto vivere.

La canzone ce lo ricorda con una dolcezza che non giudica e non rimprovera. Non dice “dovresti essere libero” — dice semplicemente “puoi”. E a volte quella piccola differenza cambia tutto.

Libertà: una parola grande che comincia dalle piccole cose

Ascoltando questa canzone mi sono ritrovata a pensare a quante volte, nella vita di ogni giorno, rinunciamo silenziosamente alla nostra libertà senza nemmeno accorgercene. Moduliamo la voce in base a chi abbiamo davanti. Tratteniamo un’opinione per non creare imbarazzo. Scegliamo la strada che gli altri si aspettano da noi invece di quella che sentiamo nostra. Diciamo sì quando vorremmo dire no, e no quando ogni fibra di noi vorrebbe urlare sì.

Non lo facciamo per cattiveria verso noi stessi — lo facciamo perché ci è stato insegnato, perché è più comodo, perché la libertà vera ha sempre un costo: il costo dell’esposizione, del rischio, della possibilità di non piacere a tutti.

Ma Cat Stevens — con quella voce serena, con quella chitarra che sembra quasi accarezzarti — ci ricorda che il costo di non essere liberi è molto più alto. Che una vita vissuta tutta in sordina, per compiacere, per non disturbare, per stare dentro i margini che qualcun altro ha disegnato per noi, è una vita a cui manca qualcosa di fondamentale.

Vi lascio con il video qui sotto — ascoltatela con calma, magari più di una volta. È una di quelle canzoni che cambia leggermente significato ogni volta, a seconda di dove siete nella vita nel momento in cui la ascoltate.

Tutti abbiamo la libertà di essere e di fare ciò che vogliamo. La vita ci offre un numero infinito di opportunità e di strade. Abbiamo solo bisogno di ricordarcelo — e ogni tanto, di qualcuno o qualcosa che ce lo ricordi.

E tu, lo sai?

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